La mia Comunione di stamane è il Cristo operante contro il mio tentativo di fuga di fronte al male travolgente. Un mistero di bene contrapposto al mistero del male: un mistero attivo, operante senza stanchezza, senza sfiducia, senza tornaconto, senza un voltarsi indietro per vedere se qualche cosa cresce, se qualcuno ci segue! (…)
E com’è fermento di bene, è pure ravvivamento e restaurazione di ogni ideale. Qualche cosa ogni giorno s’oscura nella chiarezza della mia visione spirituale: l’esperienza mi consuma e mi brucia la freschezza degli inizi. Si invecchia precipitosamente, e nessun specifico vale a fermarci sulla china di una decadenza che è dello spirito come del corpo.
Il mistero di oggi e di tutti i giorni è la novità di oggi e d’ogni giorno; un riaffacciarsi dell’effimero sull’eterno, del mortale nell’immortale, la primavera divina sull’inverno del tempo; la presenza dello Spirito che ricrea ogni cosa restituendola alle ingenue proporzioni del pensiero divino.
Dio nelle sue creature, l’ideale sempre vivo nella nostra impotenza quotidiana, è il dono di una giornata che si chiude con le tenebre del Getsemani, vinte dalla luce inconfondibile del pane appena spezzato sopra una tavola divenuta l’altare di tutti gli olocausti e di tutte le ascensioni, sotto lo sguardo stupito degli apostoli che, senza capire, si son trovati impegnati nella più grande battaglia del bene che conosca la storia.
