Incoerenze da scialoni

Il caldo e la follia dei caloriferi accesi

di Diego Abatantuono

Caro direttore, mi trovo in soggiorno. Casa mia, Milano. Indosso bermuda e t-shirt, il che non mi impedisce di sudare leggermente. Penserà che questa lettera sia stata scritta nel giugno scorso. Invece la scrivo ora, sabato 20 ottobre 2012. Fuori, un sole che spacca, dentro un caldo che preoccupa perché i termosifoni sono accesi anche se verrebbe voglia di attivare l’aria condizionata. Domanda: dov’è l’errore? È il Gulliver, dice un mio amico che fa collezione di alte pressioni. Sì, ma c’è dell’altro che mi spinge a scrivere: le parole d’ordine sono, da un pezzo, risparmio ed ecologia. Benissimo, in questo momento centinaia di migliaia di caldaie stanno dissipando energia e, in contemporanea, inquinando da matti. Perché, caschi il mondo, il 15 ottobre vanno accesi gli impianti, i caloriferi, il camino, se c’è, guai a sgarrare. Come se non fosse possibile agire in funzione delle temperature e non del calendario. Un termostato? Seee, ciao. Telefono per chiedere di fermare lo scempio e anche il sudore: niente da fare. «Sono le regole» dice l’addetto mentre sta mangiando un gelato in canotta all’Idroscalo. Del resto vedo dalla finestra alcuni anziani in mutande che cercano di abbattere zanzare del peso di otto etti. Devo arrendermi? Non c’è nulla da fare? Mi pare strano visto che ogni cinque minuti sento qualcuno che sussurra o grida «ce la possiamo fare»; «ce la faremo», «cercate di farcela». È che proprio qui, tra qualche settimana matematico, qualcuno ce la farà di sicuro: a dare ennesimo stop alle auto causa aria irrespirabile, con tutte la caldaie a manetta. Ma Lei, mi perdoni, crede che siano le auto a impedirci di respirare?

Corriere della Sera – 21 ottobre 2012 – p. 1

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