
«L’opportunità di riscoprire che la chiesa, più che essere costretta alla debolezza, è invece umile.
Né forte, dunque, di quella forza imperiosa e soffocante rispetto a cui il postmoderno è giustamente critico;
né debole, di quella debolezza che la vedrebbe costretta a rinunciare a ogni prospettiva veritativa e a ogni proposta di fede radicale e totalizzante, come alcune riflessioni postmoderne propongono ma, appunto, umile.
Una chiesa umile, perché pienamente consapevole di ciò che essa è, ovvero un soggetto collettivo che è in relazione e dalla relazione, e che non ha da imporre una verità totalizzante, ma vuole proporre una verità che garantisca la libertà, mentre addirittura la richiede».
Roberto Repole, L’umiltà della chiesa, 7

