Ogni anno, con il giungere della Quaresima nello spazio ecclesiale, risuonano sempre più rari gli inviti al digiuno nonostante i testi liturgici continuino a mettere davanti a Dio una prassi di digiuno che i cristiani ormai non sentono più come necessaria. Qualcuno, poi chiede digiuno televisivo, astensione dagli spettacoli ecc. Così una prassi vissuta già da Israele, riproposta da Cristo, accolta dalla grande tradizione ecclesiale, è sempre meno presente, non più richiesta…
Eppure, per ritrovare la propria verità, quella verità umana che con la grazia diventa la verità cristiana, occorre pensare, pregare, condividere i beni, conoscere il male che ci abita, ma anche il digiunare quale disciplina dell’oralità.
Il mangiare appartiene al registro del desiderio, deborda la semplice funzione nutritiva per rivestire rilevanti connotazioni affettive e simboliche. (continua)


