Niccolò che scolpiva il vento
di Tomaso Montanari
«Babbo, che cosa sono i quattro elementi?».
«Gli antichi pensavano che tutto il mondo fosse retto da quattro sostanze, o quattro forze: la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco».
«E, babbo, posso toccarli, questi quattro elementi?».
«Beh, no, Maria, non puoi… Anzi, ora che mi ci fai pensare, forse c’è un posto dove li puoi quasi toccare».
«Davvero, e dove?».
«A Bologna. Andiamo a prendere un treno».
Un paio d’ore più tardi: «Ma babbo, ci dici dove stiamo andando a vedere questi elementi?».
«In una chiesa, Filippo, ci stiamo arrivando. Un pò di pazienza».
«Come si chiama questa chiesa, babbo?».
«Si chiama un po’ come te, Maria, e ha un nome bellissimo: Santa Maria della Vita». «E perché ‘della Vita’?». «Perché qua c’era un ospedale, dove venivano accolti i malati, i poveri e i pellegrini?». «Ma gli ospedali erano così belli, prima?» «Beh, diciamo che le cose belle non sono solo nei musei: sono la forma della nostra vita di ogni giorno. E poi se anche i nostri ospedali di oggi fossero belli, non sarebbe meglio? Forza, entriamo» «Ma babbo, dove sono gli elementi?».
«Oh, quanta fretta, Filippo. Vedi, eccoli là» «Ma Babbo! Ma quelle sono le tue solite statue!».

«Eh sì, lo ammetto: sono delle statue. Ma di terracotta. E vedi come sono belle?».
«Sì, sono bellissime. Ma qualcuna fa un po’ paura. Ma chi sono?».
«Sono gli amici di Gesù, disperati perché è morto».
«Ma non lo sanno che tanto poi risorge?».
«Forse non ne erano così sicuri. E poi qua c’era un ospedale: la sofferenza e il dolore bisognava raccontarli, per sopportarli».
«Va bene, babbo. Ma cosa c’entrano con gli elementi?».
«C’entrano, Maria. Perché per farle, tanti tanti anni fa, lo scultore, che si chiamava Niccolò, prese della terra e la mescolò con un po’ d’acqua. Poi la plasmò con le sue mani, e quando le ebbe dato queste forme meravigliose, la affidò al fuoco, e cioè la fece cuocere in un forno».
«Ho capito, babbo. La terra, l’acqua e il fuoco. Ma l’aria dov’è?».
«Non la vedi l’aria, Maria? Non vedi il vento come gonfia le vesti, i veli, i capelli? L’aria gliel’ha data l’artista: proprio come Dio, quando soffiò nell’argilla, bagnata e modellata, per formare il primo uomo, Adamo». «Ma andò proprio così, babbo?». «Non lo so, Filippo, se andò proprio così. Ma so che se vuoi toccare i quattro elementi, se vuoi tenerli in pugno e sentirne tutta la forza, hai bisogno degli occhi e della mano di un artista».
in “il Fatto Quotidiano” del 30 settembre 2013

Niccolò dell’Arca, Due dolenti del Compianto di Cristo, 1465 ca. Bologna, Santa Maria della Vita
