Qualche giorno fa l’avevamo definito “scorretto”

Che c’entra il cardinal Martini con certi «fantasmi»?

di Piero Coda e Marco Vergottini

(…) Una prima regola invita a cogliere il significato di una parte collegandola al tutto; un’altra dice che la comprensione si attua nella fusione (non confusione) degli orizzonti del testo e del lettore; e, ancora, una terza che senza una affinità esistenziale l’interprete si preclude la comprensione del testo. Senza dire del sincero amore alla verità che ha da guidare interiormente tutta l’operazione.

La stessa pratica di un giornalismo di qualità avrebbe di che guadagnare dal frequentare i principi e l’arte dell’ermeneutica, per evitare che chi ha compito d’informare, anziché raccontare la realtà così come essa si dà, ne restituisca un’immagine arbitraria. Oppure, che il critico anziché far parlare il suo interlocutore pretenda di mettergli in bocca parole o intenzioni che questi non ha espresso.

Vent’anni fa il cardinale Carlo Maria Martini, in occasione di un convegno di giornalisti «Chiesa e opinione pubblica: le difficoltà del comunicare», uscì con una battuta che nessuno potrebbe contestare: «Informare è sempre arduo, ma informare sui fatti religiosi è sommamente arduo». Il riferimento all’anziano presule è tanto più pertinente, poiché in questi giorni

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