Critica fin troppo delicata

Cristianesimo, bellezza sì lusso e vanagloria no

di Enzo Bianchi

Conosciamo bene l’episodio evangelico in cui una donna rompe un vasetto di alabastro contenente del profumo preziosissimo e lo versa sul capo di Gesù. Giuda e altri discepoli contestano questo gesto, accusando la donna di sprecare il profumo: sarebbe stato meglio venderlo – dicono – e con il ricavato aiutare i poveri! Ma Gesù vede in quell’atto gratuito l’amore profetico per lui, avviato verso la morte, e non solo lo giustifica ma lega l’annuncio del Vangelo alla memoria di questa donna (cf. Mc 14,3-9; Mt 26,6-13; Gv 12,1-8).

Nel cristianesimo non c’è posto per il legalismo, ma occorre vivere la gratuità, la libertà e, al limite, l’eccesso di bellezza. Questo però non giustifica né l’accumulo di ricchezza né il lusso di chi vuole imporsi, farsi vedere, ostentare la propria arroganza. D’altronde già i profeti di Israele avevano lanciato invettive contro i re di Gerusalemme che si costruivano case sfarzose (cf. Ger 22,13-17), contro le donne che mettevano in mostra ornamenti e gioielli (cf. Is 3,16-24), contro i potenti che banchettavano lautamente ogni giorno (cf. Am 6,4-7)

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