«Il conflitto è salutare, purché non sia né sistematico, né partigiano, né per angustia mentale, molto meno per concorrenza.
Gli avversari devono avere sempre l’impressione che l’opposizione e la critica cattolica non sono mosse da motivi contingenti e impuri.
Il conflitto va poi condotto con equanimità e carità cristiana, la quale sa ovunque distinguere tra l’errore e l’uomo.
C’è una bella fermezza o intransigenza dottrinale che, quando è sincera e intelligente, vien capita e onorata dagli stessi che ne sono colpiti.
Ciò che guasta, non è la saldezza dei principii, ma la loro incauta e disumana interpretazione e applicazione. Fa piacere incontrare un uomo di fede e di carattere!
Ma se la fede è strettezza di mente o puro formalismo farisaico, se il carattere è ostinazione, la rivolta contro di essa ha la violenza di un incendio.
Le diserzioni più gravi e più dolorose trovano qui una loro prima spiegazione».
Primo Mazzolari, Lettera sulla parrocchia (1937), p. 58
