Incontro di due vecchi padri

Martini aspetta Ratzinger

di Aldo Maria Valli

Tra le tante persone che tra venerdì e domenica stringeranno la mano al papa, in occasione della sua visita a Milano per l’incontro mondiale delle famiglie, ci sarà anche un anziano malato, che si muove a fatica aiutandosi con un bastone e parla con un filo di voce. Il suo nome è Carlo Maria Martini. L’appuntamento è per sabato pomeriggio, nel palazzo arcivescovile di Milano, dove Martini ha vissuto per ventidue anni, dal 1980 al 2002. È stato lo stesso Martini a chiedere di poter vedere Benedetto XVI. Ed è questa la sua seconda richiesta da quando è in pensione. Lo aveva già fatto nelle settimane precedenti il cambio della guardia tra Tettamanzi e Scola sulla cattedra di sant’Ambrogio, quando ancora non era certo che il nuovo arcivescovo sarebbe stato il patriarca di Venezia. Quella volta si disse che Martini desiderava confrontarsi con Benedetto XVI circa il profilo del successore di Tettamanzi, ma non andò così. Martini chiese udienza perché voleva esprimere le sue preoccupazioni circa lo stato di salute della Chiesa. E se adesso, per una seconda volta, l’arcivescovo emerito di Milano è tornato a bussare alla porta del papa, il motivo non è cambiato. Nessuno avrebbe potuto immaginare che l’incontro fra Martini e il papa a Milano sarebbe avvenuto mentre una tempesta senza precedenti infuria nei sacri palazzi vaticani e il maggiordomo di sua santità si trova chiuso in carcere con l’accusa di aver trafugato documenti dall’appartamento papale. Ma la circostanza rende l’incontro ancora più ricco di significato. Martini, come ha già fatto dalle colonne del Corriere della Sera, esprimerà a Benedetto XVI solidarietà e stima, mentre il successore di Pietro è sottoposto a una prova tanto dolorosa, ma gli chiederà anche di non avere timore nel procedere con decisione nella cura. «La Chiesa perda i denari

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