Una parola sugli autori di questo manifesto:
– non è da uomini non firmare un proprio scritto;
– non è lo strumento adatto affidare il proprio messaggio a volantini appesi alle porte, quasi fossimo per strada o in una dittatura;
– suggerire che per noi insegnanti l’Eucarestia sia quello che è stato descritto in questo testo, significa non aver studiato la teologia che insegnamo nelle nostre aule;
– sarebbe molto debole la considerazione dei “valori della tradizione” se qualcuno li identificasse con pizzi, incensi e affini;
– non è misericordioso non concedere il perdono a chi può essere uscito fuori dalle righe e i processi di piazza non sono i più giusti;
– xxxxxxx (se vuoi sapere il perché di questa interruzione del testo, vai al post del 15 gennaio 2009)
– non è caritatevole trattare così (con sarcasmo, violenza, maldicenza) i propri fratelli di fede e i propri educatori.
Per rilanciare: non può ancora essere presbitero chi – con azioni come queste – dimostra che non sta camminando nella via dell’amore fraterno, nella forma della capacità di condurre nell’unità il popolo di Dio.
