La chiesa non è un salone

Il cerimoniere arcivescovile di Bologna, don Riccardo Pane, ha scritto sull’inserto domenicale di Avvenire, BolognaSette (13 maggio2012), la sua consueta rubrica, questa volta dal titolo: «Prosit. Bestie, trilli e strilli». Ha scritto: «Non tutto quello che è buono è opportuno che entri all’interno della chiesa e a maggior ragione nella liturgia. Un pallone è certamente una cosa buona, ma se uso la navata della basilica di San Petronio per tirare rigori e il ciborio come porta, questa non è cosa buona. Un cellulare è cosa utilissima, ma farlo squillare in chiesa, e magari rispondere anche durante la Messa, in prima fila, non è certo cosa buona (e purtroppo anche questo mi è capitato). Fin qua tutti i lettori saranno d’accordo, ma se si toccano altri settori, socialmente sensibili, certamente si solleverà lo sdegno popolare. Sprezzanti del pericolo diciamo: un animale da compagnia è certamente una cosa buona, ma portarlo in chiesa, cioè in un luogo sacro, non è cosa buona. Le grazie spirituali sono fatte per l’uomo e non per gli animali, che vanno rispettati, ma mai equiparati alla dignità della persona umana, quale che sia la sua moralità individuale. (…) I bambini sono cosa non solo buona, ma ottima: il Signore ne ha fatto un modello per la loro innocenza, per la loro capacità di stupore, e per il loro spirito di abbandono fiducioso nelle braccia dei genitori. Tuttavia questa esemplarità spirituale non si traduce nel diritto dei genitori di fare scorazzare e schiamazzare i figli impunemente durante la Messa, ostacolando la già precaria attenzione dei fedeli e lo spirito di preghiera. Questa non è una questione di teologia, ma di semplice buona educazione».

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