Solo se sta in relazione

Questo popolo esiste in quanto i cristiani sono nella relazione gli uni con gli altri. “Il popolo di Dio – afferma Congar – è come un tessuto di scambi e di rapporti reciproci”.

Ogni cristiano, in altri termini, appartiene al popolo di Dio solo perché si sa, si pensa e si vive come “uno fra altri” e “uno in relazione a tutti gli altri”. Ciascuno, qualunque compito e ruolo svolga al suo interno, è chiesa solo in quanto è nella relazione con gli altri.

Anche chi, in ragione del ministero ordinato, appartiene all’istituzione della chiesa, con il suo valore “vincolante” e “rappresentativo”, non si può pensare se non nella relazione con tutti coloro per cui è necessario tale vincolo e che, attraverso di lui, trovano rappresentanza. Nessuno, nella chiesa, si può ritenere come soggetto “in sé e da sé”, in un’identità che non si realizzi e non si costituisca, in qualche modo, nella relazione con tutti gli altri cristiani.

Roberto Repole, L’umiltà della Chiesa, 78-79

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