«E’ la dedizione al Dio dell’alleanza ad impegnarci qui e ora per l’amore alla gente, ed è l’unica soluzione ragionevole di chi si trova a vivere in questo nostro tempo.
Vorrei aggiungere che io leggo così, per me stesso, l’enigma dell’uomo oggi; mi interessa meno, a questo livello, il fatto di essere prete o vescovo, del fatto di essere uomo, cioè di dover rendere conto dei miei anni di umanità in una situazione tanto drammatica e assurda.
Giustamente ci lasciamo prendere dall’uno o dall’altro evento che mettiamo a simbolo (Auschwitz è sicuramente un simbolo) di tanti mali; se però pensiamo a ciò che è successo in Cambogia, in Armenia, a quanto sta accadendo in Libano, in India, in America Latina, ci accorgiamo che non si tratta tanto di risolvere una situazione, quanto di esserci dentro con una moralità più seria, con la capacità di esprimere le nostre energie coraggiosamente e non lamentandosi addirittura filosoficamente o teologicamente. L’ha capito bene la teologia della liberazione.
Giobbe giunge a capirlo attraverso la prova e, per grazia di Dio, ciascuno di noi giungerà a capire l’importanza di crescere anzitutto nell’abbandono al mistero, con umiltà e con spirito di ascolto, nell’amore reciproco, paziente e perseverante; allora troveremo alcune soluzioni forse non del tutto giuste o indovinate e però meno ingiuste e migliori delle attuali».
Carlo Maria Martini, Avete perseverato con me nelle mie prove. Riflessioni su Giobbe, 83-84
