Una comunità sana

Evangelizzatori e pastori

di Carlo Maria Martini

Come si forma l’evangelizzatore secondo le pagine del Vangelo di Luca? Innanzitutto occorre chiarire che cosa si intende per evangelizzatore e poi spiegare perché Luca è adatto a rispondere a questa domanda.

1 – Che cosa si intende per evangelizzatore?

     Con il termine « evangelizzatore » intendo riferirmi a quel dono particolare, edificativo del Corpo di Cri­sto cui si riferisce la lettera agli Efesi (4, 11) dove si parla dei doni di Gesù asceso al cielo. Questi doni fanno alcuni apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori, altri dottori.

     Sono cinque doni che S. Paolo enumera come costruttivi della comunità cristiana per l’edificazione del Corpo di Cristo. Sap­piamo che non sono gli unici doni perché, in altre let­tere di Paolo, troviamo indicati altri carismi; in que­sto versetto della lettera agli Efesi, l’Apostolo pen­sa però specificamente alla costruzione della Chiesa.

     L’apostolo è colui che pone il fondamento iniziale di una comunità e la sorregge, il profeta interpreta i di­segni di Dio per il momento attuale della comunità, l’evangelista proclama il kérygma, la buona notizia, e quindi aggrega alla comunità nuovi fedeli che sono attratti dalla parola di salvezza, il pastore custodisce e porta avanti il gregge che si è creato, il dottore ap­profondisce, attraverso la catechesi, la dottrina e la teologia, tutto ciò che forma il corpo della comunità.

     Sono cinque grandi carismi formativi della comunità. Una comunità sana, ben fondata, è quella che svilup­pa tutti questi carismi che, nella storia della Chiesa, si sono espressi in modi diversi: i fondatori di comu­nità, cioè gli apostoli e i profeti che interpretano per il proprio tempo la parola di salvezza, sono passati in seguito ad altri uffici, ad altri servizi ecclesiali e, oggi, è proprio dei Vescovi il portare avanti l’ufficio di sostegno per l’unità della comunità e l’impegno di interpretare per la comunità i disegni di Dio sul presente. È l’azione magisteriale e unificatrice del Vescovo.

     I due carismi seguenti, evangelisti e pastori, pur es­sendo propri anche del Vescovo, si riferiscono in particolare a coloro che hanno la cura specifica di vari membri e situazioni della comunità. Concreta­mente e per buona parte la Chiesa, oggi, affida ai suoi presbìteri il doppio compito di evangelisti e di pastori; anzi, soprattutto il compito di evangelisti non è – come ci mostra il Nuovo Testamento – le­gato esclusivamente ai membri della gerarchia e può essere esteso, sotto la loro guida, ai laici, come oggi avviene.

     Tuttavia la funzione principale, la responsabilità fon­damentale di evangelizzare e pascere è quella che i Vescovi condividono con i presbiteri e che i presbi­teri esercitano nei singoli luoghi e nelle singole co­munità.

     La Chiesa vive se mantiene in sé questi due doni di evangelizzare e di pascere in un equilibrio che, evidentemente, potrà variare a seconda delle cir­costanze e delle situazioni. Quando l’equilibrio si rompe e una chiesa, per esempio, diventa unicamen­te evangelizzatrice senza pensare di portare avanti e di sostenere le comunità, allora abbiamo quel tipo di chiese entusiaste, nelle quali dominano unicamente le forze d’attacco, ma non si costruisce. Quando in­vece tutto il peso si porta sull’azione pastorale, allo­ra la Chiesa pasce se stessa indefinitamente e perde quel punto di espansione che la fa essere Chiesa. Ecco l’importanza di questi due carismi congiunti, evangelizzatori e pastori.

     Negli evangelizzatori prevale, in un certo senso, l’ini­ziativa, il mordente, l’attacco, la capacità di affronta­re situazioni diverse, di cogliere il mondo che la pen­sa diversamente, di interpretare i bisogni di coloro che sembrano lontani, di entrare nel desiderio pro­fondo di verità, di giustizia, di Dio, che c’è in cia­scuno e renderlo esplicito. È un’attività che va, inve­ce di aspettare, che si muove, invece di fare la torre in cui bisogna entrare. (

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