Linguaggio che comunica

Dal «Dio spray» ai fedeli «inamidati»

Le metafore del papa

di Luigi Accattoli

«Valori avariati» ha detto ieri Francesco e li ha paragonati al «pasto andato a male»: ha cioè svolto una miniparabola, o una metafora, una delle tante che ha proposto da quando è Papa.

La «Chiesa babysitter», il «dio spray», il confessionale che «non è una tintoria», le suore che devono essere «madri e non zitelle»; i «cristiani da salotto», quelli «inamidati» e quelli «da museo»; la «preghiera di cortesia» e il «collirio della memoria», la vita cristiana che «non è una terapia terminale»; la tentazione del «progressismo adolescente» e quella di «addomesticare le frontiere», o di «pettinare le pecorelle», o di imporre una «dogana pastorale»: il repertorio immaginifico del Papa argentino è ormai ampio.

Dell’attitudine a parlare in parabole egli ha fatto un programma e non si tratta soltanto di un’abilità che gli viene dagli studi e dalla frequentazione della Bibbia. È stato infatti insegnante di lettere, ammiratore e amico del poeta Jorge Louis Borges (che una volta invitò nel liceo dove insegnava), da cardinale ebbe pure a scrivere

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