In prospettiva cristiana, l'utopia esiste veramente: è la città santa, la Gerusalemme celeste (cf. Ap 21, 2-4), il regno di Dio (cf. Mt 13, 41 ss.), il corpo di Cristo (cf. Ef 4, 15-16), il tempio santo (cf. Ef 2, 21-22; 1 Cor 3, 16). Possiamo quindi affermare che il Nuovo Testamento è utopico perché parla di un ideale che è la città santa:
«Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: "Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il Dio-con-loro. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate"» (Ap 21, 2-4).
La città santa non c'è ancora, ma verrà certamente e su di essa si può misurare il presente. Infatti, il messianismo inaugurato da Cristo è già qui ora, e attende il suo compimento pieno.
Anche il concetto di regno di Dio è utopico nel senso che non è realizzato da nessuna parte e tuttavia è già presente nelle sue premesse e verrà. Ne parla Gesù raccontando le parabole del Regno:
«Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi intenda!» (Mt 13, 41-43).
Ugualmente possiamo dire del corpo di Cristo, espressione che pure indica l'utopia cristiana:
«Vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità» (Ef 4, 13-16).
La costruzione del corpo di Cristo è l'ideale del cristiano.
L'immagine del tempio santo che viene costruito giorno dopo giorno, è ricordata ancora nella lettera agli
Efesini:
«In Cristo Gesù ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito» (2, 21-22).
E' una realtà che si spera e verso la quale si cammina. Più avanti vedremo di nuovo il tema del tempio santo nella prima lettera ai Corinti.
2. Il titolo che do ai nostri Esercizi dice che l'utopia è alla prova di una comunità concreta.
Di fatto il problema che intendo affrontare, sulla scia di Paolo, è di capire in quale modo un grande ideale come quello del regno di Dio, del corpo di Cristo, del tempio santo, della costruzione unitaria, possa essere vissuto in una realizzazione storica. La storia di una comunità è spesso piuttosto deludente; è deludente la chiesa di Corinto per le sue divisioni e i suoi conflitti, e tuttavia l'ideale è sempre presente. Come coniugare le due realtà?
È questo, del resto, l'interrogativo di ogni uomo politico che non voglia accontentarsi della mediocrità, ma si impegna con serietà e responsabilità: come riuscire a mettere insieme l'alto ideale di una società giusta e le difficili situazioni quotidiane magari poco chiare e ambigue?
Ed è naturalmente il dilemma del pastore chiamato a scrutare le Scritture, a contemplare il mistero del regno di Dio e, nello stesso tempo, a risolvere questioni concrete, talora meschine affrontando continue difficoltà di intesa, di comunione anche nelle cose più semplici.
E' il problema di ogni cristiano appassionato della Chiesa e della sua comunità, e che si accorge con dolore che il regno di Dio incontra ostacoli per i ritardi e le manchevolezze che ciascuno di noi vive.
Spesso mi chiedo, di fronte alle situazioni di una parrocchia: dov'è attuato il Discorso della montagna, dov'è testimoniato lo spirito delle beatitudini? Come bisognerebbe realizzare qui l'ideale, come vivere il divario tra l'ideale e la realtà?
Mi consola dunque pensare che Paolo si sia trovato di fronte a tale scarto: grande visione del regno di Dio, e una comunità difficilissima nella quale era presente ogni tipo di scandalo, a partire da quello delle divisioni. Egli è rimasto fedele all'ideale e ha lottato senza mai rassegnarsi, trovando il coraggio di proporre mete nuove e, addirittura, ha compreso meglio la bellezza dell'ideale attraverso l'esperienza sofferta delle difficoltà.
E' proprio ciò che colpisce nella prima lettera ai Corinti: gli scandali sono per lui luoghi di rivelazione più profonda dell'ideale comunitario del Vangelo. E', in fondo, il tema della sapienza della croce, che compare già all'inizio della lettera: grazie alla croce, all'insuccesso, l'Apostolo acquista una maggiore consapevolezza del vero volto della Chiesa.
Carlo Maria Martini, L'utopia alla prova di una comunità, 22-24
