Chiarezza e umiltà

«Il compito della Chiesa non è sostenere la moralità in un mondo minacciato dall’immoralità, benché essa sia sempre attenta ai giudizi etici.

Compito della Chiesa è anzitutto predicare il Vangelo. E il Vangelo è per tutti, senza esclusioni. E’ la proclamazione di un Dio che sempre perdona nel nome del Figlio Gesù crocifisso e risorto. Per questo Gesù ha accolto tutti, si è posto in dialogo con tutti. Non v’è traccia di rifiuto pregiudiziale per alcuna persona nei Vangeli. Anche dove vi fosse un accenno, per esempio verso la donna siro-fenicia (Mt 15,21-26), esso viene superato dalla fede incrollabile di lei.

La legge, le prescrizioni, i decreti, sono qualco­sa di cui non si può ovviamente fare a meno, ma sono anche uno strumento che divide, che pone steccati, permettendo che si crei una distinzione in cui ci sono i buoni e i cattivi. Per questo san Paolo condanna la legge come strumento di peccato e di morte: «le passioni peccaminose, stimolate dalla legge, si scatenavano nelle nostre membra» (Rom 7,5).

E’ vero, ci vogliono regole per la comunità, soprattutto per trattare i casi difficili, come dice il vangelo: «Prima ammonisci il fratello che pecca, da solo a solo; se non ti ascolterà prendi con te una o due persone; se ancora non ascolta dillo all’assemblea; se non ascolta neanche l’assemblea, sia per te come un pagano o un pubblicano» (cfr Mt 18,16-18). Ma altrove è Gesù stesso colui che mangia con i pubblicani e i peccatori, che dice ai Sommi Sacerdoti e agli anziani del popolo che i pubblicani e le prostitute passano loro avanti nel Regno (cfr Mt 21,31) e infine muore perdonando i suoi crocifissori e promette a un brigante “in tempo reale” il Regno di Dio.

Non pensi dunque il vescovo di poter gui­dare efficacemente la gente a lui affidata con la molteplicità delle prescrizioni e dei decreti, con le proibizioni e i giudizi negativi. Punti invece sulla formazione interiore, sul gusto e il fascino della Sacra Scrittura, presenti le motivazioni positive del nostro agire secondo il Vangelo. Otterrà così molto di più che non con rigidi richiami all’osservanza delle norme.

Alcuni pensano che governando bisogni so­prattutto badare alla giustizia e alla prudenza. Riguardo alla giustizia è necessario fare leggi che mettano tutti i fedeli sullo stesso piano. Per prudenza è necessario Ma come l’esercizio dell’autorità è chiamato a configurarsi per essere capace di dire il Vangelo o almeno di non oscurarlo troppo? Mi sento, di fronte a questa domanda, abbastanza impac­ciato, conscio di non avere una sintesi organica da proporre».

Carlo Maria Martini,

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