Quando mi hanno preparato al mio servizio ecclesiale,
mi hanno insegnato alcuni significati,
accolti dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione, dal magistero.
Questo io insegno,
finché non mi diranno (e non mi convinceranno) che è sbagliato.
don Chisciotte
«Quale ordine dei sacramenti per l’iniziazione cristiana dei bambini?
Più radicale, molto più spinoso, è il problema della clamorosa contraddizione tra l’iniziazione cristiana dei bambini che noi ordinariamente e doverosamente sentiamo di dover proporre e il suo significato funzionale, per quello che facciamo con le azioni rituali da noi celebrate.
Con una battuta potremmo dire: celebriamo quattro sacramenti (battesimo, prima confessione, prima comunione, cresima) e di quattro non ce n’è neppure uno al posto suo! Sì, nemmeno uno.
Non il battesimo, perché, come diceva H.U. von Balthasar, battezzare i bambini è una delle decisioni più gravide di conseguenze della storia della chiesa. Lo si fa, lo si continuerà a fare, ma dobbiamo sapere che è un lusso che ci possiamo permettere solo a certe condizioni.
E poi, il fatto che prima della prima comunione ci sia la prima confessione – nonostante tutte le apprezzabili logiche canonistiche – è e resta un controsenso: la prima confessione può esserci solo dopo la prima comunione. Se vuol esserci una prima confessione, deve stare prima della seconda comunione, non prima della prima!
E la prima comunione non può essere prima della cresima, perché altrimenti cadiamo in contraddizione: sul piano retorico sottolineiamo il fatto che con la prima comunione arriviamo al vertice sacramentale; però dopo manca ancora qualche cosa. Ma allora che massimo è? E la percezione è che quando si arriva a celebrare la cresima con il vescovo, lì si è veramente al culmine dell’iniziazione cristiana; ma questo è irrimediabilmente falso.
La piccola porta attraverso cui la nostra prassi ordinaria si è assestata è la possibilità eccezionale che la storia ha sempre conosciuto: ossia che la mancanza di disponibilità del vescovo determini la possibilità di celebrare la confermazione dopo l’eucaristia, ma appunto eccezionalmente.
Noi invece abbiamo fatto della eccezione un programma pastorale strutturale ordinario, pensando che la formazione possa essere la formazione in vista dei sacramenti e non la formazione che i sacramenti determinano, proprio nella forma e nella scansione rituale con cui sono celebrati».
Andrea Grillo, L’attualità del Movimento liturgico, 99-100
