La spesa dei single

L’impresa di vivere da soli. Sfida dei nuovi consumatori.

I single sono 6 milioni. E il mercato si adegua.

Il trentenne yuppie di ritorno, entusiasta della novità del sushi mono-porzione al supermercato (il 43,6% degli uomini soli ha meno di 45 anni). La donna che con il lavoro colma l’assenza di una famiglia, cliente-tipo dei villaggi per single con abbattimento incorporato dell’annoso «supplemento singola» (il 15,8%). Il divorziato (27,1%) e la separata (11,1%), senza figli. Ma anche le decine di migliaia di pensionati e vedove, uomini (27,8%) e moltissime donne (il 66,6% ha oltre i 65 anni: la maggiore longevità femminile ha aperto una forbice enorme con l’altra metà del cielo), a caccia dei 25 grammi di parmigiano monodose, dello yogurt in vasetto spaiato e delle pentole da una porzione, perché è inutile (e costoso) cuocere gli spaghetti a occhio per poi buttarne via tre quarti. Sempre più soli. La carica dei single in Italia, 5 milioni e 977 mila «unità unipersonali» come li chiama freddamente l’Istat nell’ultimo censimento, non accenna ad arrestarsi. Un incremento percentuale del 98,8% dagli Anni 70 agli Anni 90, una crescita progressiva fino al 2001 (quando i single erano un quarto delle famiglie italiane), 1,7 milioni in più nel 2007, segnale di una rivoluzione socio- culturale profonda, soggetta a due variabili fondamentali: il livello di reddito, che condiziona consumi e stile di vita, e l’età. «La grande rivoluzione è demografica: l’aumento della longevità e dell’instabilità coniugale, in un contesto in cui il ciclo della famiglia tradizionale si accorcia e si trasforma, hanno provocato il boom delle persone sole

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