Saul, che prima si è lasciato prendere dalla paura, dopo aver cercato di far desistere Davide dall’impresa [contro Golia], si arrende senza capire che il giovane confida in Dio. Calcola tutto secondo una misura umana, lo ricopre dell’armatura del guerriero e probabilmente non capisce perché Davide se ne sbarazzi e parta solo col bastone e con la fionda.
Questo contrasto tra coraggio teologico e prudenza politica continuamente ritorna anche nella vita della Chiesa. La prudenza politica ci conduce a essere sempre molto attenti alle circostanze, alle situazioni, a quello che gli altri possono dire, all’interpretazione che si darà delle nostre parole e dei nostri gesti.
Per certi versi è necessaria ma non fa, come tale, camminare la Chiesa, se non c’è Davide che prende coraggio e va al di là.
Dovremmo chiedere spesso a noi stessi: ciò che sto facendo è frutto di coraggio, con prudenza spirituale e teologica, oppure è frutto di prudenza politica che non vuole rischiare?
Le due posizioni non sono contrarie al punto da non potersi conciliare, ma se si ha solo, come ispirazione, la prudenza politica, la Chiesa resta ferma, si difende e non fa altro. Se non interveniva Davide, gli uomini di Saul sarebbero rimasti immobili per sempre di fronte alle forze dei nemici. E’ Davide che rompe l’immobilità buttandosi al di là di ogni calcolo umano, disprezzando la paura irrazionale, sapendo che il Signore può tutto.
Egli non prende il posto di Saul, però Saul deve capirlo, se vuole uscire dalla immobilità.
Carlo Maria Martini, Davide peccatore e credente, 113-114

