Si trovavano in passato, e oggi ancora si trovano, nei seminari e anche in altri settori della diocesi, persone di cui si diceva: «Studiano da vescovi». Si tratta di giovani un po’ ambiziosi, che non perdono occasione per farsi notare sia dai Superiori locali come da quelli di Roma. Alcuni di loro riuscivano (allora e oggi) anche a diventare vescovi, ma non hanno per lo più un’esperienza pastorale sufficiente.
Di fatto, anche per pacificare il loro animo, va detto che giunti alla meta desiderata, essi coprono con gesti di oblio ogni cosa fatta per raggiungere il traguardo e sono capaci persino di riconoscere le false mire di altri. Non è detto che siano dei cattivi vescovi, perché questo dipende dal loro comportamento quotidiano e dalla loro capacità di sintonizzarsi costantemente con la Parola di Dio e la sua volontà.
Carlo Maria Martini, Il vescovo, 21

